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Ore 14.30-16.00
  Levante
 

Il valore del lavoro per la previdenza del futuro

ENPAB, ENPAP, ENPAPI, EPAP, EPPI

Modera: Simona D’Alessio

Intervengono:

Angelo Pandolfo, ordinario di Diritto del lavoro e della previdenza sociale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Raffaele Di Gioia, presidente della Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale
Filippo Taddei, responsabile economico del PD
Valerio Bignami, presidente dell’EPPI
Stefano Poeta, presidente dell’EPAP
Mario Schiavon, presidente dell’ENPAPI
Tiziana Stallone, presidente dell’ENPAB
Felice Damiano Torricelli, presidente dell’ENPAP

Il Valore dell’Autonomia

La privatizzazione della gestione di una importante funzione pubblica, riconosciuta dalla Costituzione, ha rappresentato un valore per gli Enti a capitalizzazione che hanno sperimentato per primi in questi venti anni il sistema di calcolo delle pensioni con il metodo contributivo.  Il valore dell’autonomia ha consentito a ciascuno degli Enti di studiare, realizzare e consolidare lo schema previdenziale e gestionale che nel tempo sono stati oggetto di interventi normativi, tra loro non coordinati, che hanno in parte limitato tale valore, soprattutto nella sfera gestionale essendo stati assimilati alle “Pubbliche amministrazioni”. In questo periodo di esercizio, però, ciascuno ha valorizzato le proprie particolarità riferite alle specifiche platee di riferimento ed alle modalità di gestione, conseguenza anche delle risorse a disposizione. Le capacità di analisi del contesto hanno consentito a ciascuno, in modo incontrovertibile, di rappresentare un punto di riferimento, per gli altri Enti a ripartizione, ovvero per il legislatore, in relazione all’individuazione dei fattori di debolezza e di forza del sistema previdenziale contributivo.

La previdenza è stata oggetto di riforme che hanno visto manovrare le leve contributive e le leve del calcolo delle prestazioni, mentre l’assistenza ha visto il suo mutamento dall’assistenzialismo a forme di tutela generale degli iscritti con un approccio di analisi, individuazione e pianificazione degli strumenti ed interventi, diretti e non, utili alla soddisfazione dei loro bisogni.

L’autonomia, pertanto, ha a sua volta creato valore per gli iscritti e per il sistema Paese, nella realizzazione di correttivi alla normativa di base (quali, ad esempio, la rivalutazione dei montanti ad un tasso superiore a quello previsto dalla legge 335/95), che avrebbero dovuto essere intrapresi per legge dal legislatore e che, invece, sono stati autonomamente e responsabilmente individuati per tempo dagli Enti. Così come altra importante creazione di valore è riscontrabile nel nuovo approccio del welfare, nel quale gli Enti hanno saputo interpretare e definire, fuori dai vecchi schemi della previdenza pubblica, i bisogni reali degli iscritti, non meramente ed esclusivamente riconducibili al mero sostegno economico.

Tale valore deve essere preservato e coltivato, proprio in virtù dei risultati sino ad oggi apprezzabili e, per questo motivo, è necessario ribadire la fiducia agli Enti con una revisione normativa che individui i contesti generali e le tutele del sistema, ma sappia, altresì, essere flessibile e pronta a rispondere alle esigenze in modo da fornire, soprattutto in questo particolare momento, risposte certe in tempi certi. È necessario, infine, che ciascuno, responsabilmente e per il proprio ruolo, eserciti un’azione amministrativa e di vigilanza, in un sistema di regole e controlli efficace e pertanto ben individuato, tempestivo e non ridondante (semplificazione e silenzio assenso).

L’adeguatezza delle pensioni

Nel tempo sono stati adottati singoli provvedimenti, sia dal lato della contribuzione sia da quello delle prestazioni pensionistiche, ciascuno rivolto al miglioramento dell’adeguatezza. È stato uno sforzo importante sostenuto dagli iscritti e dagli Enti che hanno adottato provvedimenti approvati dei Ministeri Vigilanti non senza difficoltà. In alcuni casi i diritti rivendicati dagli Enti sono stati riconosciuti solo dopo l’intervento della magistratura amministrativa.

Occorre necessariamente una semplificazione funzionale all’armonizzazione di alcuni dettati regolamentari ovvero normativi, che consentano l’adozione di provvedimenti a tutela del diritto pensionistico. Giova ricordare, in merito, la destinazione della contribuzione integrativa ai montanti, la maggiore rivalutazione degli stessi al di là della mera media quinquennale del PIL.

Dall’assistenza al welfare

Ciascun Ente ha saputo interpretare, nel tempo, i bisogni degli iscritti, individuando forme e modalità dirette ed indirette funzionali al loro soddisfacimento. Non solo contributi economici, ma anche servizi, coperture sanitarie e sostegno alla professione. Questo spesso non è sufficiente, poiché l’avversa congiuntura economica pone la questione della necessaria individuazione di un ulteriore impegno progettuale, normativo ed economico, che sostenga e favorisca il lavoro. È convinzione comune che il miglioramento del proprio futuro pensionistico dipende dalla capacità di accumulare le necessarie risorse economiche (i contributi, appunto), ma meno scontata è la consapevolezza che ciò si realizzerà prevalentemente con il lavoro e con i relativi frutti. In tale contesto economico occorre contribuire a creare le condizioni dirette a fornire linfa vitale al lavoro, tramite interventi a favore degli iscritti e del Paese. Tutto ciò deve però essere, necessariamente, sostenuto dal Legislatore che, nel rispetto dei principi di sostenibilità, deve agevolare una regolamentazione flessibile che sappia tradurre in azione amministrativa gli strumenti utili allo scopo. La flessibilità è necessaria poiché sinonimo di responsabilità politica nel saper modulare gli interventi di welfare adattandole alle esigenze che si manifestano tempo per tempo.

Ecco perché è necessaria un’evoluzione normativa del sistema di welfare previdenziale, che consenta sostenibilità, certezza e tempestività di azione, valorizzando il comune assetto dei valori degli Enti, sottolineandone e preservandone, altresì, le diverse identità.